Risalgono
precisamente al 1522 quelle che sono le radici del gioco
del Mercante in fiera, la storia narra che Geronimo Bambarara,
straccivendolo di Venezia, della zona di Rialzo, ebbe il
colpo di genio nel momento in cui propose un nuovo e semplice
gioco. Vendendo dei biglietti per soli 20 soldi, dava la
possibilità agli acquirenti di partecipare ad una
estrazione finale (situazione paragonabile a quella dell'attuale
"Riffa"), nella prima urna venivano collocate
tutte le matrici dei biglietti venduti (anche dei non venduti
quale eventuale margine ulteriore di guadagno), nella seconda
urna venivano invece messi i biglietti dalla dicitura "PACIENTIA",
che rappresentavano i biglietti non vincenti, e quelli dalla
dicitura "PRECIO", i biglietti vincenti che riportavano
scritto anche quale era il premio vinto. Nel giro di poco
tempo il gioco guadagna una fama ed una popolarità
vastissima, viene praticato ad ogni livello, più
o meno ricco e, a causa dei giocatori che si radunano, il
ponte di Rialzo diventa zona trafficata e di difficile passaggio.
Nasce il Lotho (da non confondere con l'attuale lotto),
gioco che ben presto subisce la prevedibile tassazione da
parte del governo del tempo. Dal Lotho deriva poi il Birbissi
(o Biribì) che con il passare del tempo da origine
agli attuali Tombola e Roulette.